Poeti e artisti crescono. 

Ecco i vincitori del bando “La poesia è” istituito dall’impresa Filo JA. Durante l’evento sono stati presentati, letti e commentati gli elaborati degli alunni partecipanti. L’amministratore delegato ha premiato con una nostra borsa i primi tre vincitori del concorso: al primo posto Filippo Boccato della 3D LCE, al secondo posto Petra Spanghero della 3D LCE e al terzo posto la classe 1A LCE con il disegno. Buona lettura e…buona visione con gli elaborati che hanno ottenuto i riconoscimenti:

 

Filippo Boccato 3D LCE:

La poesia è bellezza.

Come brezza fresca in una calda pineta odorosa, i suoi nessi sono colore, sono calore, sono foglie profumate, aulenti come le chiare ginestre. Quella brezza che giunge dal mare.

Pelago che scatena tempeste, che è specchio del cielo; che con il suo suono rinfranca la mia anima, inquieta.

Inquietudine che si placa con il bello, con l’armonia, con la calma.

Poesia è un tardo pomeriggio di fine estate, trascorso ad osservare l’infrangersi dei flutti.

Come marea, essa lava via i miei dissidi, che comprende, dandomi conforto.

Simile a librassi nel cielo, celeste e terso, con grandi e maestose ali.

Sollevato da ogni problema terreno, elevato a poter soffermare, anche se per un solo istante, la propria esistenza al bello, dimenticando ogni altra cosa.

E come bellezza non perdura in eterno, anch’essa svanisce.

 

Petra Spanghero 3D LCE:

Otre

Desidero essere sincera fino in fondo: io e la poesia non abbiamo un buon rapporto.

È da anni che ci incontriamo, e lei ha preso la pessima, orribile abitudine di strisciare fino ai

meandri più nascosti della mia mente ed impossessarsi della giara che sigilla i ricordi del mio

spinoso passato. E così capisco che per me è finita: la sadica, infatti, apre l’otre senza troppe

difficoltà e poi, soddisfatta, scompare.

Dal maledetto contenitore sgorgano le reminiscenze di tutte le mie disavventure, e il dolore è tale

che come la peste colpì Firenze, esso infetta la mia anima, tanto che ogni gioia non esiste più nei

miei ricordi.

E mi trovo così in una tempesta di rimpianti, rabbia e tristezza e grido, la chiamo disperata a gran

voce con il suo vero nome: <<Pandora! Perché hai aperto quel dannato vaso?>>.

Penso che sia cugina di “Amore”, la malefica Pandora, perché anch’ella colpisce senza preavviso

chi è disarmato, ma non “mostra neanche l’arco” a chi la ignora, come disse Petrarca.

Finisco così a maledire i poeti, che con belle parole sfogano i loro dissidi e scatenano in me il

pandemonio.

Ecco come mi distruggi, Poesia, spero che ne valga la pena.

 

Classe 1A LCE