Il passato dell’Educandato “Uccellis”

Nel 1294, epoca di grande diffusione degli ordini monastici, in un fondo situato a Udine, lungo la roggia di via Gemona, donato ad Enrico Uccelletto dal patriarca Raimondo della Torre, sorse un monastero di Clarisse. Le monache, provenienti dalle celle di Cividale e Gemona, guidate da Beatrice da Vicenza, la prima badessa, si stabilirono nella nuova sede conventuale, osservando la clausura. Non è dato sapere con certezza quante fossero le Clarisse residenti nel monastero; i documenti ne attestano almeno undici, ma, visto il riconoscimento e l’apprezzamento manifestato dagli Udinesi per l’operato delle monache nella vita spirituale della città, è plausibile che il loro numero fosse anche più elevato. Risale a queste prime fasi la chiesa di S. Chiara, allora nella sua struttura originaria, con facciata a capanna ed interno ad aula, in conformità alla semplicità attestata dall’architettura francescana del tempo. Situata all’interno di uno spazio recintato e accompagnata da un piccolo campanile, la chiesa doveva collegarsi al corpo del monastero, dove ancora oggi sono visibili alcuni affreschi trecenteschi: Ocello Ocelli, la Vergine col bambino, S. Chiara, Sant’Orsola e le compagne, la Madonna col bambino tra S. Chiara e S. Caterina d’Alessandria.

l'interno della Chiesa di Santa Chiara

Nel 1400, fra i nomi delle badesse e delle vicarie del convento, appaiono gentildonne della nobiltà friulana provenienti dalle famiglie degli Strassoldo, Manin, del Torso, Brazzà, Attimis, della Torre, di Prampero, Savorgnan, Colloredo.

Il 1500 fu il secolo in cui nel monastero si videro degenerazioni della vita monastica; alle Clarisse vennero attribuiti atteggiamenti disinvolti, mancanza di spirito di sacrificio, desiderio di evasione e, in definitiva, insofferenza della clausura. La visita del vescovo Cesare de Nores, fra il 1584 e il 1585, denuncia situazioni indecorose: il monastero non risultava sufficientemente protetto nella clausura, i rapporti con l’esterno non avvenivano più attraverso il parlatorio ed erano favoriti dal personale di servizio del convento, le monache non conducevano più vita comunitaria, ma avevano ciascuna il proprio appartamentino e le proprie suppellettili. A queste denunce se ne aggiunsero altre ancor più gravi: le Clarisse vennero infatti accusate di diffondere idee anabattiste. Il Sant’Uffizio, requisiti libri, lettere e manoscritti ritenuti pericolosi e compromettenti, sottopose le monache a processi che si conclusero solo nel 1600, quando, venuta meno la protezione politica e familiare di cui avevano goduto, le Clarisse furono riconosciute colpevoli. Nel 1600, a seguito della riforma della regola formalizzata dal patriarca F .Barbaro, delle sedici monache allora presenti nel convento, solo sei vi rimasero, disposte ad accogliere le nuove e più rigorose norme.

l'ingresso storico da via Giovanni da Udine

Le piante del monastero risalenti al 1500 e al 1600 rivelano che l’ingresso era situato in via Gemona, reso possibile da un ponte sulla roggia. Faceva allora parte del complesso anche l’antica chiesetta di S. Maria della Misericordia, posta a anco di S. Chiara e successivamente abbattuta nel 1703. Al ‘500 risalgono i primi ampliamenti e modi che della chiesa di S. Chiara.

Nel corso del ‘600 furono realizzate le sette tele, raffiguranti Cristo e Santi, che decoravano il coro interno della chiesa conventuale, oggi aula magna dell’Educandato.

aula magna

Nella seconda metà del ‘600 la chiesa di S. Chiara fu dotata di un organo, costruito per duecentocinquanta talenti dal veronese Carlo de’ Boni e si arricchì di numerose tele, pale d’altare e sculture, opere di artisti locali, fra cui il Quaglio, autore degli affreschi che, contornati elegantemente da stucchi, si concentrano, come in molte cappelle nobiliari della Mitteleuropea, nel vasto soffitto della sala.

Nel ‘700, come dimostrano i documenti che registrano in questo periodo l’apporto di sabbia, calce, sassi, mattoni e tegole, furono effettuati nel monastero lavori di ristrutturazione. Maestranze locali di fiducia, muniti di lasciapassare per evitare la scomunica, lavorarono nel monastero ricavando un’infermeria, stanze per la vita comune e singole celle per le monache, situate nella zona destinata a dormitorio.

Risalgono ai primi del ‘700 i restauri della chiesa di S. Chiara, realizzati dal Valnegra per sanare problemi dati dall’umidità e da infiltrazioni di acqua nelle strutture.

In età napoleonica, in un clima di indagini e poi di confische dei beni delle congregazioni religiose, il canonico e segretario capitolare Franceschinis convocò il responsabile del monastero richiedendo un inventario dei beni mobili ed immobili. Il 25 aprile del 1810 fu decretata la soppressione di tutte le corporazioni religiose, anche di quelle che gestivano scuole. Il monastero tuttavia si salvò grazie alle norme emanate da Groppelli, consigliere direttore generale della Pubblica Istruzione, che, ritenendo utili gli stabilimenti e i fabbricati per l’educazione femminile, propose che venissero mantenute in ogni Dipartimento, nelle città più importanti del Regno d’Italia, delle case religiose specializzate in tale ambito.

l'ingresso storico da via Giovanni da Udine

Con l’affermarsi della legge che mirava a convertire il monastero in un’istituzione laica, molte monache lasciarono il convento; solo poche rimasero in sede. Con il decreto del 1810 il monastero fu scelto come sede di scuola. Il comune ebbe l’incarico di mantenere i locali e di compensare le maestre. Alle allieve, aumentate di numero, veniva impartita un’educazione distinta, a seconda che fossero interne od esterne. Si stabilì che, all’inizio, in attesa di essere sostituito con dei laici, il personale educativo fosse ecclesiastico. L’insegnamento verteva su discipline quali la geografia, la storia sacra e profana, l’aritmetica, la calligrafia e i lavori artistici manuali; i risultati dell’attività didattica venivano sottoposti ad un esame finale da parte di autorità competenti.

Il Collegio fu visitato, oltre che dai ministri dell’istruzione Luini e Scopoli, da autorità dell’impero austro-ungarico quali l’imperatore Francesco I (nel 1816) e l’imperatrice Elisabetta (nel 1857).

Nel 1820 il monastero di S. Chiara accolse le “graziate” dell’Uccellis. Una disposizione testamentaria risalente al 1431, lasciata da Lodovico Uccellis, aveva stabilito che, quando fosse venuta a mancare la discendenza maschile risalente alle sue due glie, dagli edi ci della sua abitazione si ricavasse un collegio posto sotto il nome della Madonna; i beni di Lodovico Uccellis sarebbero serviti ad allevare ed educare cinque fanciulle dal settimo anno fino all’età da marito. Fu nel 1685 che si interruppe la discendenza maschile delle glie di Lodovico e proprio in questa data il Comune di Udine provvide a realizzare le disposizioni testamentarie del benefattore. Le fanciulle, chiamate appunto “graziate”, furono ospitate inizialmente in varie sedi religiose della città e solo nel 1820 furono accolte nel monastero di S. Chiara.

l'interno dell'Educandato visto dal sottoportico

Nel 1825 le fanciulle interne ed esterne ammontavano a quaranta, distribuite in quattro classi; risale a quei tempi il rammarico per il fatto di non poter ospitare un numero ancora superiore di allieve, vista la carenza di spazi in un complesso che in parte era ancora occupato dalle monache.

Il 7 luglio del 1866 del Regno d’Italia fu decretata la soppressione del monastero. Notizie relative a questi anni ricordano in particolare la biblioteca, particolarmente fornita: ottocento volumi di ascetica, storia, manoscritti pregiati rilegati in pelle antica, carte geografiche.

Nel settembre del 1866 i locali dell’ex monastero ospitarono per quarantacinque giorni i reduci della recente guerra, colpiti dal colera.

Nel 1868 si ritenne di riattivare il collegio aprendolo ad altre sessanta alunne e dotandolo di scuola elementare e superiore, con l’insegnamento delle lingue straniere. In questo periodo vennero eseguiti lavori di restauro e furono realizzati gli impianti di distribuzione dell’acqua e di illuminazione a gas.

Nel 1885, firmato dal re Umberto e contrassegnato da Depretis, fu emanato un nuovo statuto in cui si proponeva una nuova e più moderna concezione del collegio.

l'interno dell'Educandato

Tra il 1888 e il 1889 il Collegio Uccellis contava, fra interne ed esterne, centotre allieve.

Nel 1909, a seguito di decreto regio, il Collegio prese il nome di “Collegio nazionale femminile Uccellis”. Furono allora effettuati lavori per ricavare locali da adibire a refettorio, palestra e laboratori scienti ci. Dopo ampie discussioni con l’esperto cav. Arturo Malignani e dopo trattative con la Società Elettrica Friulana, vennero realizzati gli impianti che sostituivano il vecchio sistema di illuminazione a gas con quello elettrico. Nel 1911 il Collegio contava settanta allieve interne di età compresa fra i sei e i diciotto anni e cento allieve esterne.

Le guerre del 1915-1918 e del 1940-1945 portarono rispettivamente alla temporanea chiusura della scuola e del collegio, occupato durante il primo con itto dal 13° reparto di cavalleria e durante il secondo dalle truppe germaniche. La lentezza con cui giunse il risarcimento dei danni subiti dai locali durante l’ultima guerra e la situazione di deficit in cui versava il Collegio determinarono un ritardo nel ripristino della scuola e del convitto; l’attività didattica tuttavia si riorganizzò e continuò no alla ne del 1900. Con l’anno scolastico 1995-1996 iniziò, per quanto riguarda le superiori, il corso sperimentale di Liceo Classico Europeo.